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  • Marko.lan

    Ma la Co.vi.soc. mi sa che conta come il 2 di picche, ricordiamoci che già nel 2006 aveva cercato di usare il pugno duro verso Milan e Inter vietandogli l’iscrizione al campionato 2006-2007 per le plusvalenze fittizie ad 8 zeri inerenti all’autocessione del marchio ma ovviamente tutto si risolse in una bolla di sapone, con Milan e Inter protetti dalla FIGC di Guido Rossi e iscritti alla Serie A senza alcun problema..

    E l’anno dopo, nel 2007, la stessa Covisoc aveva chiaramente dichiarato: “Se l’Inter non avesse coperto le proprie perdite con plusvalenze fittizie, non avrebbe superato i parametri richiesti per l’iscrizione al campionato 2005-2006”. Plusvalenze fittizie messe a bilanci grazie allo scambio, tra il 2003-2005, di giovani tra Milan e Inter a prezzi gonfiati.

    I prossimi che fanno la fine del Parma rischiano di essere Samp e Genoa.
    In particolare la Samp, già 2 volte Garrone aveva evitato il fallimento della squadra per un pelo, ora è arrivato sto soggetto che incurante dei problemi finanziari della sua società investe 23 mln a Gennaio (ricavandone 6) e fa un contratto milionario da 2 anni e mezzo ad un 34enne -.-

    • feanor

      concordo in toto

  • Stefano Moscarda

    Ciao Diego. Perdonami, ma credo che la Covisoc avesse ben presente il problema del Parma, che versava in uno stato di potenziale insolvenza già da un po’ di tempo. Ma non è questo il punto.

    Era grave la situazione? Si.

    Era più grave di quella di altre società? No.

    Siccome l’unica soluzione era non iscriverlo al campionato, avresti avuto un problema di disparità di trattamento tra i ducali ed altre (almeno 2) squadre. Oppure non autorizzavi NESSUNO ad iscriversi. Hai presente il “problema”? Ci vuole molta autorevolezza per poter fare una cosa del genere, autorevolezza che questa Lega è ben lontana dal possedere anche solo minimamente.
    Perché qui sta il busillis. Oggi in serie A ci sono delle società iscritte solo perché i loro proprietari hanno “promesso” di garantire la continuità della gestione, grazie all’apporto di capitali privati, “se” e “quando” si renderà necessario. Il problema del Parma è stato che quando si è reso necessario, le promesse di garantire la continuità della gestione sono venute meno. Cosa che potenzialmente potrebbe succedere ancora domani stesso per altre squadre, si?

    La questione si risolverebbe “semplicemente”: o dimostri prima dell’inizio della stagione di avere la liquidità per far fronte agli impegni per l’anno corrente, oppure non ti rilascio la licenza. E fallisci.

    Lascio a te di fare l’elenco delle società che avrebbero dovuto ricorrere a pesanti aumenti di capitale, pena la non iscrizione; perché se lo faccio io, sono il solito gobbodim… che guarda in casa degli altri etc etc etc

    Ah, se qualcuno vuole convincermi che il Capi in serie A farebbe più danni della vicenda Parma & Lotito, faccia pure, che sono di buon umore e quattro risate in più me le faccio volentieri #LoL

    • Ciao Stefano,

      approfitto dell’account “istituzione” per pigrizia :-)

      Sono certo anche io che ci siano parecchie squadre in situazioni simili a quelle del Parma. Altre hanno probabilmente sfiorato il baratro e si sono salvate solo perché, al giro, hanno potuto contare su condizioni iù favorevoli o su un socio che in quel momento non aveva grossi problemi economici ad intervenire.

      La mia “arrabbiatura” di ieri, forse per certi versi anche ingenua, nasce da più lontano. Personalmente provo una forte idiosincrasia verso tutti i sistemi chiusi che non vogliono essere controllati da terzi e poi però non esercitano il loro dovere di autocontrollo.

      Mi viene allora da pensare che quando Ghirardi a maggio, in pieno scandalo per la licenza UEFA, disse “mi hanno incastrato”, forse dal suo punto di vista aveva perfino ragione. Non perché il casus belli fosse sbagliato, ma perché forse intendeva dire: “non potete farci vivere tutti nell’irregolarità costante e poi, un giorno, svegliarvi e pretendere che si rispettino le regole”.

      Nel merito credo che il caso del Parma sia simile a quello di altre squadre.
      Ma sia decisamente più grave.Non ho idea se ci si sia arrivati perché qualcuno è scappato con la cassa o solo per errori marchiani di gestione.

      Fatto sta che certe situazioni, anche in un clima di generica e generosa tolleranza come quello italiano, vanno bloccate prima.

      La Co.Vi.Soc, in realtà poco può, perché come dici correttamente ha due scelte: rilascio la licenza/non rilascio la licenza. E la seconda ipotesi, se applicata alla nostra Serie A sarebbe devastante.

      Ma anzichè bearsi di prodotti “teorici” come Report Calcio (peraltro bello e fatto bene), magari in FIGC potevano e potrebbero attivarsi per studiare delle alternative. La più semplice sarebbe: se non rispetti certi indicatori ti pongo dei limiti specifici (es. al calciomercato, al costo della rosa, ecc) che ti costringano a rientrare in parametri più normali avendo maggiore sostenibilità.

      Perché in tutta questa situazione (e ci stiamo completamente dimenticando del lato emotivo, cioè dei tifosi!) c’è un ulteriore grosso problema : se il Parma fallisce veramente (o anche solo se va in un concordato in queste condizioni) l’assenza di azioni non colpirà solo i calciatori. Magari loro un ingaggio lo ritrovano e se la cavano.
      No. Un eventuale fallimento porterà probabilmente aziende medie e piccole – i fornitori – ad avere dei seri problemi o a fallire a loro volta. E, quelli, un nuovo ingaggio non lo trovano così facilmente

      Quindi l’assenza di controlli o la mancanza di iniziative, alla fine, scarica su terzi tutti i problemi. E la FIGC rimane bella serena. Fino al prossimo giro.
      Oppure, come succede di solito, adesso faremo la solita normativa di emergenza che aggiungerà al danno la beffa.

      Diego

      • walter

        ciao…condivido quanto scrivete, purtroppo non parliamo più di calcio, ma di politica e gestione finanziaria/economica…ed in Italia questi due ultimi argomenti sono allo sbando completo. La situazione del Parma, come altre società, è pura conseguenza di una cultura tutta nostra e tutta marcia…
        saluti